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Dopo il pagamento degli stipendi resta da risolvere il problema dei pochi iscritti che mette a rischio i posti di lavoro

Continua il caso Asili nido. Rette più alte dei “privati”

Il sindaco Enzo Bianco e l'assessore Fiorentino Trojano all'inaugurazione di un asilo nido
Il sindaco Enzo Bianco e l'assessore Fiorentino Trojano all'inaugurazione di un asilo nido

Sembra essere stata risolta la questione degli stipendi degli operatori degli asili nido del comune di Catania. «La conclusione della vicenda - ha detto l'assessore ai Servizi Sociali Fiorentino Trojano - dimostra che il comune di Catania ha operato con correttezza e nel solco della legge.
Le somme erano disponibili da tempo e tutto questo si sarebbe potuto evitare se l’Ati avesse accettato prima la procedura da noi proposta ossia l’emissione di un Durc negativo, con pagamento diretto dal Comune all’Inps e il successivo sblocco delle somme dovute alle cooperative e quindi ai lavoratori».
Questo è risolto ma restano problemi ancora più gravi come la difesa del posto di lavoro perché il numero ridotto dei bambini che vengono iscritti porterà inevitabilmente alla riduzione degli operatori. Il comune risponde che purtroppo la situazione che si è venuta a creare è stata ereditata dall’amministrazione Stancanelli, a cominciare dalla tariffe alte imposte dal Piano di rientro, ma attraverso una serie di interventi si potrà attingere a risorse economiche tali da potere abbassare le rette in maniera che tutti possano iscrivere i loro figli negli asili comunali. La tabella delle tariffe è molto articolata e va, per quel che riguarda il "tempo lungo", cioè dalle 7,30 alle 17,30 dalle 24 euro di chi non supera il reddito lordo annuo di 6.198 euro fino ai 270 di chi va oltre i 36.500 euro. Rette più alte perfino dei migliori asili nido privati della città o dei centri dell'hinterland che si aggirano, sempre con il “tempo lungo”, dai 220 ai 250 euro.
Secondo Catania Bene Comune che ha aperto la polemica sugli asili nido e che ha scritto una lettera all'assessore Trojano: «È stato certamente giusto revocare la chiusura degli asili nido che aveva deciso la giunta Stancanelli, ma oggi, a distanza di sei mesi, gli esiti delle scelte dell’amministrazione si sono rivelate del tutto sbagliate.
Aumentare sino a cinque volte le rette per gli asili nido ha infatti provocato una caduta verticale delle iscrizioni, che adesso mette in discussione tutto il servizio di asili nido. Il servizio quindi va totalmente riorganizzato, riducendo i costi e, conseguentemente, riportando le rette al livello dello scorso anno, quando circa 740 bambini e bambine frequentavano gli asili nidi comunali».
Catania Bene Comune propone invece «che il servizio sia rimodulato sulla base delle reali esigenze degli utenti, con orari, aperture ed attività realizzate in simbiosi con le famiglie. La riduzione dei costi e quindi delle tariffe, può avvenire attraverso un utilizzo adeguato dei fondi comunitari PAC (Piano di Azione e di Coesione), come risorse per l’assistenza all’infanzia.
Il comune potrebbe quindi, garantire le fasce orarie di apertura del servizio non solo con fondi propri, ma soprattutto utilizzando appieno i fondi PAC, programmando l’estensione pomeridiana dell’orario del servizio e la conseguente integrazione retributiva del trattamento accessorio al personale. Inoltre occorre una rimodulazione temporale più flessibile, in rapporto ai tempi di vita e di lavoro delle famiglie, ottimizzando l’impiego delle operatrici in funzione della reale presenza degli utenti, avviando e sperimentando servizi integrativi con l’uso dei fondi PAC, che ridurrebbero i costi e, di conseguenza, le stesse tariffe. Il Comune potrebbe infine, convertire, alcune strutture in servizi integrativi come Spazio gioco e Centri per Famiglie, avviando servizi integrativi o l’acquisto voucher per strutture convenzionate, utilizzando, anche in questo caso, le enormi potenzialità dei fondi PAC».

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